Sono passati 40 anni da quel 2 agosto 1980.
Quello che vi proponiamo è un racconto interattivo di storie simboliche per ricordare insieme e non dimenticare la strage di Bologna, le vittime, i colpevoli e le ombre che ancora offuscano la verità dovuta ai parenti e ad ogni cittadino che voglia far luce su quel periodo storicamente oscuro.
Un progetto di Indici Opponibili, musica di Davide Nicodemi, testi Cinzia Venturoli
2 agosto
1980 2020
Iwao Sekiguci vive alla periferia di Tokio con la sua famiglia, è uno studente universitario ed ama l'Italia. Il suo sogno è venire nel nostro paese per conoscerlo meglio: vince una borsa di studio, lavora durante l'anno accademico e finalmente, parte per l'Italia. Prima Roma, poi Firenze dove inizia il suo soggiorno studio. Il 2 agosto viene a Bologna per incontrare Teresa, una ragazza bolognese. Arriva, telefona ma Teresa non è in casa, decide quindi di andare a Venezia: compra i biglietti, un cestino da viaggio e si mette in sala d'aspetto.
Per ingannare l'attesa prende da un cestino di viaggio appena acquistato una matita e una mela e aggiorna il suo diario. L'ultima frase che scrive è “mentre scrivo, sto mangiando”.
Iwao
Fino al 1980 la stazione di Bologna era utilizzata e vissuta non solo da viaggiatori o pendolari ma anche dagli abitanti della città; era un luogo vivo, conosciuto, inserito nel tessuto urbano, dove si andavano a comprare giornali e riviste, in cui si consumava il caffè – l'ultimo della serata «per neutralizzare il vino» come canta Francesco Guccini o il primo della mattina per cominciare una nuova giornata.
Un posto in cui andare a mangiare e chiacchierare.
La sala
d'aspetto
Danneggiare la stazione di Bologna significava interrompere le comunicazioni ferroviarie in Italia e causare un numero elevatissimo di vittime.
Era il nodo ferroviario più importante d'Italia, affollato come non mai in periodo di ferie, straripante di persone in quel primo sabato d'agosto.
Nell'immaginario nazionale e internazionale, Bologna era il simbolo delle amministrazioni di sinistra.
Subito dopo lo scoppio dell'ordigno molte persone si domandarono come essere utili: chi andò a scavare, chi cominciò a portare in stazione acqua, guanti da lavoro, lenzuoli… altri corsero all'Avis per donare sangue ma in buona parte vennero allontanati perché erano stati così tanti a donare che non c'era più bisogno di sangue.
Nei giorni successivi altri si offrirono ancora, lo fecero ad esempio i detenuti della casa circondariale di Siena, lo fecero due detenuti di Palermo e una unità mobile dell'Avis raccolse le donazioni a San Giovanni in Monte, il carcere di Bologna.
Sangue
Erano passati pochi minuti dall'esplosione quando alcuni autobus iniziarono ad essere utilizzati per trasportare feriti all'ospedale Maggiore. L'autobus della linea 37 tornò sul piazzale e divenne un carro funebre. Le ambulanze erano tutte impegnate nei soccorsi dato l'enorme numero di feriti; i morti andavano accompagnati con dignità alle camere mortuarie.
L'autobus
37
Agide Melloni ha guidato il 37 dalle 10,45 del sabato mattina alle 3 della domenica successiva trasportando i feretri. Sull'autobus, a turno, forze dell'ordine e infermieri, mentre la folla lungo la strada sembrava accompagnare l'autobus e i resti di chi aveva visto interrompere per sempre sogni, amori e speranze. La figlia di una vittima parlando con Agide dirà: “sono contenta che hai accompagnato tu mio padre in quel viaggio, so che lo hai fatto con affetto e rispetto: così, lui, non era solo”.
Alle 10,25 la bomba esplode nella sala d'aspetto con un bilancio che in pochi giorni diventerà di ottantacinque morti e oltre duecento feriti. Molti porteranno per sempre i segni fisici oltre che psicologici di quella deflagrazione. È il più grave atto terroristico della storia della Repubblica nel secondo dopoguerra.
L'orologio
Ma è anche la continuazione di una scia di sangue fatta di tensioni, omicidi e stragi che si intrecciano nell'Italia di quegli anni oscillando tra estremismi, loggia massonica P2, servizi segreti deviati in un periodo caratterizzato dalla partecipazione politica e dalla volontà dei cittadini di contribuire ai cambiamenti necessari per modernizzare il Paese.
Sono 3 le persone giudicate colpevoli in via definitiva per essere gli esecutori della strage: Mambro, Fioravanti, Ciavardini, mentre 4 sono reponsabili di aver ostacolato le indagini.
Uno è il gruppo terroristico di estrema destra/neofascista da cui provenivano gli esecutori materiali: il NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari).
Strage fascista,
la lapide
L’attesa è durata 15 anni per la prima sentenza definitiva su esecutori e depistatori (1995).
In totale 27 anni per avere l'ulteriore sentenza definitiva su uno degli esecutori (2007).
Sono serviti 38 anni per aprire un ulteriore processo che ha portato ad una sentenza di primo grado per un complice nella strage
E 40 anni per gli avvisi di fine indagine per finanziatori e mandanti.
Ricordare non è un atto passivo.
Significa portare la mente a quel giorno, quell'ora, quelle persone e quelle vite spezzate o segnate in eterno. Vuol dire pensare a chi è rimasto e al dolore del dopo, al processo e agli esecutori, ai mandanti e a tutti i perché a cui manca - ancora dopo quarant'anni - una risposta. Commemorare il 2 agosto significa attivare un percorso simile a quello proposto da questa pagina web rievocando i simboli e le storie, i luoghi e le persone, delineando progressivamente un'immagine complessiva che non può ancora essere del tutto messa a fuoco.
Continuare a voler fare luce, anno dopo anno, è il compito dell' “Associazione tra I familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980” che ha come scopo statutario: "ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta" insieme alla divulgazione storica e alla conservazione della memoria.
Ricordare
Ti ringraziamo per avere partecipato a questa esperienza digitale.
Se ti interessa approfondire l’argomento puoi farlo su:
mappedimemoria.it e stragi.it
la memoria in simboli, prodotto e realizzato da Indici Opponibili
con il sostegno dell’“Associazione tra I familiari delle vittime della strage
alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980”
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